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font83
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Ciao a tutti!
Scrivo nella speranza che qualcuno mi sappia dare qualche utile consiglio, nel caso si trovi in situazioni simili alla mia.
Ho quasi 27 anni e mi sono laureato in letterature comparate (triennale + specialistica) ad inizio 2008. Ho lavorato 6 mesi in un call center, e poi sono passato ad un casa editrice in ambito medico-scientifico di Torino. Sono entrato inizialmente con uno stage, poi ad inizio 2009 sono stato assunto a tempo indeterminato. Alcune precisazioni: ance se la casa editrice si occupa di settori che non sono di mia competenza di studio, svolgo il lavoro senza problemi, che consiste essenzialmente nel supervisionare la produzione editoriale, occuparmi dell'organizzazione di alcuni corsi rivolti a personale sanitario e gestire iniziative commerciali tramite creazioni di newsletter (conosco abbastanza bene html e programmi di grafica).
Pur avendo un contratto a tempo ind., ho un inquadramento contrattuale del tutto inadeguato rispetto al lavoro che svolgo, ma a meno di procedere con vertenze (cosa che per ovvi motivi evito, almeno per il momento) non ho possibilità di cambiare la situazione.
Qual'è il problema? Si tratta della tipica azienda padronale, e tutto avviene a seconda di come il titolare si sveglia alla mattina. I conti inoltre sono messi piuttosto male, e aleggia sempre più la possibilità di rimanere a casa da un momento all'altro. Da dire che il lavoro mi piace, ed in un certo senso esattamente quello che vorrei fare. Ma l'ambiente è pessimo, poco professionale, si passa il tempo a cercare di sistemare le cose con le furbate e non con la pianificazioni. I colleghi brave persone, ma poco qualificati, mi trovo quindi in un ambiente in cui ho poca possibilità di imparare da altri.
Per questo motivi, da che lavoro in questa casa editrice, mi sono sempre guardato attivamente intorno: mando frequentemente cv, occasionalmente ho avuto colloqui (pochi), ma nulla si è concretizzato.
Fino ad oggi – e sono quasi 2 anni che lavoro in casa editrice – non avevo mai considerato attivamente l'ipotesi master. In generale sembrerebbe sconsigliabile: rinunciare ad un contratto, ad uno stipendio (comunque mediamente buono per la mia età), per investire magari 1000X€ in un master annuale (full time – escludo ipotesi di master serali considerando che lavoro in media 9 0re al giorno...), con comunque nessuna garanzia effettiva per il dopo. Ora però ci sto riflettendo sempre più, anche considerando che più passano gli anni, più diventerà problematico prendere questa strada, senza contare che a parità di condizioni mi vedrò sempre sopravanzato da chi più giovane, che magari ha appena finito un triennale e si è fatto un anno di master.
Il problema è anche che master fare: nessuno, al di là della pubblicità, da garanzie lavorative per il dopo, c'è da considerare inoltre la mia laurea umanistica. Una scelta di un certo prestigio sarebbe un mba (buisness administration), ma ritengo di doverlo escludere a priori non avendo la formazione pregressa necessaria. Tendo ad escludere anche master in risorse umane, perchè è un settore che non mi interessa e che mi pare sovraffolato. Non mi convincono neppure ambiti come web/design e affini dal momento che in parte ho già competenze acquisite lavorando, e queste stesse potrei integrarle con corsi di pochi mesi. Cosa rimane dunque? Stavo valutando con un certo interesse il master in marketing e comunicazione organizzato dalla facoltà di economia di Torino. Essendo un master universitario, gestito da una facoltà relativamente nota, mi pare una scelta sicuramente più competitiva rispetto a quelli organizzati da società private (es.: IED).
Che fare dunque? Quali sono i vostri consigli? Rimanere in un ambiente di lavoro precario e poco “professionale”, in attesa di tempi migliori? O rischiare l'investimento in un master? Qualcuno con lauree simili alle mie ha avuto esperienze?
Grazie delle risposte!
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gigi978
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ti parlo per esperienza personale. Se te lo devi pagare lascia perdere, se riesci ad ottenere una borsa di studio provaci. Cerca di leggere le opinioni su internet prima di farlo e fatti un'idea su quante persone lavorano dopo averlo fatto, non ti fidare del placement dichiarato. In linea di massima meglio un master di una business school che uno universitario a condizione che abbia tutte le certificazione del caso, ti consiglio quelli accreditati asfor e non solo associati asfor. Se poi ti trovi anche una raccomandazione in fase di assegnazione stage non guasta; a buon intenditore poche parole....se hai dubbi chiedi.ciao
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font83
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Ciao, intanto grazie della risposta. Il fatto doverlo pagare è un nodo cruciale, unitamente al dover lasciare il lavoro per fare il master. Ok le borse di studio, mi informerei ovviamente al riguardo, ma parto dal presupposto di non ottenerle. Il punto quindi è: vale la candela spendere 8-1000X euro per un master e rinunciare al lavoro? La logica direbbe di no. Ma come comportarsi se, come accennavo, si lavora in un posto disastroso (e sottolineo ancora: il problema è il posto, non il tipo di lavoro, che mi piace), non si hanno minime possibilità di crescita, e soprattutto non si riesce a trovare alternative di alcun tipo, anche ripartendo da stage? A questo punto, forse, la scelta master diventa l'unica via percorribile per provare a smuovere le acque, ma certo ho un sacco di dubbi. Ribadisco anche che non posso pensare di fare lavoro + master: l'impegno orario che ho non me lo consentirebbe. Quindi si tratta di fare una scelta ben precisa.
Sull'informarsi, senz'altro... sto prendendo contatti a partire da linkedin con persone che abbiano fatto i tipi di master che mi interessano, per avere un loro feedback. Mi interessa molto quello che dici sul preferire un master di una buisness school ad uno universitario. Non avevo riflettuto su questo. Come mai il primo è preferibile, al di là della certificazione asfor (altro aspetto senz'altro importante su cui mi sto informando). Tu che tipo di esperienza hai avuto?
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gigi978
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dalle tue parole si intuisce che tu la scelta gia' l'abbia fatta. Cmq ti racconto la mia. Io non l'ho assolutamente pagato quindi diciamo l'ho fatto a cuor leggero.Da un punto di vista della formazione mi ha dato qualcosa, dal punto lavorativo solo uno stage presso un'azienda per la quale sono rimasto a lavorare due anni solo per essere sfruttato.Gli stage veramente buoni erano molto pochi e non si è mai capito il criterio di assegnazione non avendo secondo me i docenti del master dei validi strumenti di valutazione e lasciando al fato(o alle raccomandazioni) l'assegniazione degli stage. Da quello che so solo una persona è entrata in un'azienda importante e poi ha avuto un contratto a tempo indetrminato; tutti gli altri hanno dovuto cercare all'estero. Non credo neanche abbia fatto fare il salto di qualità al mio cv visto che ad oggi ancora brancolo nel precariato e mi chiamano pochissimo per dei colloqui. Ti dico business school perche' credo abbiano accordi migliori per gli stage anche se spesso sopratutto nel pubblico viene chiesto se si è frequentato un master di primo o secondo livello, distinzione che per i master di bs non esiste. scusa gli errori ma sono di fretta.ciao
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font83
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Guarda in realtà la scelta non l'ho assolutamente ancora fatta, e semmai il problema è proprio legato all'indecisone sul da farsi. Io di istinto sicuramente rimarrei a lavorare, ma ribadisco: non riuscendo a smuovere la situazione, pensavo al master con unica soluzione. Quello che poi mi preoccupa, è anche il discorso età: ok, ora ho 26 anni e vado per i 27, quindi va ancora bene, ma vorrei evitare di fare la fine dei miei colleghi, che arrivati a 35-40 anni non sono che pesci pigliare se l'azienda chiude o se comunque la situazione inizia a farsi insostenibile. Comunque, nelle prossime settimane andrò avanti ad informarmi. Ti ringrazio davvero per i suggerimenti, spero ci sia qualcun'altro che possa condividere la sua esperienza.
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gigi978
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in bocca al lupo e tienici aggiornati
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Disilluso
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il master nn serve piu' a nulla... amici con master a casa...i professori che lo tenevano ( il master) pero' sn in vacanza...ciao bello
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